lunedì 24 marzo 2014

Nikos Mathessis, il Trellakias, (il pazzariello), (1907- 1975)



 

Sono cresciuto a Pireo. Vivevamo ad Agios Nikolaos, vicino alla Dogana. Mio padre era uno dei più grandi commercianti di pesce al mercato di Pireo. Aveva un banco di pesce al mercato centrale di Pireo. A me piacevano le lettere e la pittura, e da  ragazzino disegnavo, dipingevo e scrivevo versi. Ma mio padre non mi ha lasciato  finire il liceo. Mi ha fatto ritirare e mi ha preso con sé al mercato dicendo: "E qua il pane, gli artisti muoiono di fame!"
All'età di 15 anni, nei primi anni '20, mi sono trovato al mercato del pesce, una Babilonia di criminali, dove la lama a doppio taglio usciva  per un nonnulla. Trovavi di tutto, macellai, verdurieri,  pescatori, barcaioli, cocchieri, chasisopotes e bulli. Ero in un inferno, nel fango del mercato.
Allora il Pireo era una città molto feroce. Gli omicidi a Karvuniarika e, a Troumba e Tselepi erano all'ordine del giorno. Per quanto riguarda i tekè era pieno, sulla costa di Pireo, a Panagitsa, a Aghios Nilos, a Aghios  Nicolas, a Ghiftika, a Troumba e Hatzikyriakio. E più andavi in là , verso Aghios Dionisios, li fumavano per strada. Giocavano  a dadi sulla strada , passava il poliziotto e nessuno li dava importanza, piuttosto  tiravano fuori la doppia lama cosi poteva vederla. A Pireo c’era anche la polizia a cavallo. Bordelli c’erano solo nel quartiere Vourla, che dopo sarebbero diventati prigioni.   Le donne che esercitavano a Vourla non potevano uscire, era severamente proibito, e i militari tenevano sorvegliata l’area dei bordelli. Ma gli amanti-magnaccia  avevano i loro trucchi e a mezzanotte saltavano dentro eludendo le guardie . Ma néssuna delle donne ha fatto mai la spia. Ogni tanto accadeva qualche omicidio, ovviamente a causa delle donne. La stessa  donna che a causa sua qualcuno aveva commesso reati doveva  mantenerlo finchè non usciva di prigione. Non poteva fare altrimenti perché l’avrebbero uccisa gli amici del amante-magnaccia. Ma quando l’amante criminale usciva dal carcere, il suo primo lavoro era quello di sposarla, cosi imponeva la regola. E per il skylomaghas la legge non scritta era dura!



Negli anni °30 Drapetsona era un ghetto, non come oggi che è diventata come Kolonàki! Era una delle piazze più importanti dei maghes. Frequentavano i tekedes e i bordelli di Vourla gente di ogni risma. A Vourla c’erano più di 500 prostitute e tutto il mondo che gira attorno a loro. Avevo conosciuto una puttana di Vourla, viveva a Karvuniàrika, si chiamava Lucy. Si è suicidata nel '33, aveva sballato e poi si è accoltellata da sola. Questa era Drapetsòna, baracche, tekedes, traffico di droga in piena espansione, bordelli, ruffiani, criminali, contrabbandieri, maghes, prepotenti, truffatori, eroinomani, haschissomani, gente dal coltello facile, skilòmaghes, avanzi di galera. La polizia girava giorno e notte e ogni tanto faceva delle retate. Quelli anni erano di fuoco, si uccideva per due soldi, per una donna o per capriccio. Fin da piccolo, ero vivace, e ho fatto un nome nella piazza di Pireo. Era l'epoca dei koutsavàkides e dei daìthes. C’erano i tekès nascosti, dalla porta chiusa.
Per entrare dovevi suonare la porta  da iniziato e il teketzìs ti vedeva da qualche buco nella porta. C’erano le bettole che avevano la licenza da Kafenìo. In ogni bettola e kafenìo di quartiere c’erano appesi 3-4 buzùkia e baglamàdes per la marmaglia che lo frequentava. In questi kafenìa non smettevano di suonare, giorno e notte, il buzuki vari màghes, kopromagkes, skylomagkes, e màghes veri che avevano appreso a suonare nella vera scuola, quella del carcere. Sentivi sempre belle melodie del buzuki e canzoni del carcere e del tekè. Si mischiavano il canto del buzuki con il profumo del hashish dai narghilè e dai spinelli. Ovviamente per entrare dovevi aver la faccia, essere uomo della piazza, con una carriera criminale.



In questo mondo sono entrato anch’io e ho cercato di diventare il primo màghas. Volevo essere il primo palikàri e ho iniziato le sfide e a rispondere alle provocazioni con spavalderia. Tutti i kutsavàkides e i daìthes mi rispettavano. Ero diventato famoso, mi conoscevano anche le pietre, non ero un machalòmaghas, un maghas del quartiere. Andavo nelle altre piazze, dove c’erano altri màghes e gli provocavo. Obbedivo solo alla legge del màghas. Perché noi avevamo le nostre leggi, i nostri valori. Non tenevamo conto ne di Dio ne dei poliziotti, e non mi piacciono per niente gli sbirri. La cosa che ci piaceva, la facevamo senza dar conto a nessuno. Ma non frequentavo i bordelli, né i magnaccia, neanche gente di bassa lega. Facevo compagnia con i migliori màghes del epoca e con kutsavakia che non accettavano neanche il sorriso. Erano màghes famosi, duri, da tutti temuti, uomini che prima di rivolgerli la parola facevi le prove per un mese. Se qualcuno intendeva sfidarli passava prima dalla chiesa per l’ultima comunione.
Il cane, un bulldog di solito, era necessario ai daìthes, e accompagnava il suo padrone ovunque. Ogni volta che andavo al tekè prendevo anche il cane insieme. Narghilè io, narghilè anche il cane. Alla fine era diventato il primo cane hassiklìs del Pireo! Una volta arrivati al tekè, prima che io potessi entrare, il cane era già dentro e iniziava ad abbaiare ! Voleva il narghilé! Fumava e sballava. Era un cane màghas e hassiklìs.
Fin da piccolo mi piaceva dipingere e scrivere versi. Nel 1930 ho iniziato a scrivere canzoni per le registrazioni. La prima canzone che ho registrato era Mes’tu Nikìta ton tekè, Nel tekè di Nikìtas,:

Charmànis ime ap’to proì, pào ghia na fumàro/

Mes’stu Nikìta ton tekè, pu echi fino mavro


In carenza sono dal mattino, vado a fumare
Nel tekè di Nikìtas che ha il nero raffinato

Allora quando uscivano questi dischi, la polizia ci attenzionava, per causa del hashish, narghilè e cose cosi. Una volta, ero andato  a Drapetsona e dove c'è il ponte di ferro a Aghios Dionìssios, si è avvicinato un poliziotto e mi ha detto: “Non basta che vi lasciamo fare ciò che volete, ma lo mettete anche nei grammofoni e ci provocate” . Una parola tira l’altra, mi sono incazzato di brutto. Gliene ho dette di tutti i colori. E’venuto giù il finimondo, l’ho insultato pesantemente: “Ti metterò il narghilè nel culo, bruto stronzo, te e la tua corona”.



Nel 1938 ho fatto l'omicidio. C'era un màghas che era il terrore di Freatida, a Pireo. Era feroce e sanguinario, carico di sfide e vecchie condanne, con molti anni di carcere alle spalle. Era un skilòmaghas che uccideva per un non nulla. Ho avuto da dire con lui in un tekè, e siccome c’erano anche altri màghes presenti, questo li ha dato fastidio e mi aspettava al varco. Così arrivò un pomeriggio, al mercato, nel mio banco insieme a un suo cugino soldato, noto criminale. Mi attaccarono al improvviso, senza dirmi una parola. Il cugino mi ha tenuto la mano destra e lui, con un falcetto mi ha colpito al collo e alla spalla sinistra. Perdevo sangue e caddi in ginocchio dal dolore. Allora prima che mi finivano ho estratto una pistola a sei colpi, marca Uniate, gli ho sparato quattro volte! Lo colpirono due proiettili e l’ho ucciso. Mi hanno trasferito all’ospedale in afasia, mentre suo cugino è stato arrestato. Una volta guarito, sono rimasto sotto accusa per un po’ ma poi usci su cauzione e assolto per legittima difesa. E poi, il Venerdì Santo, sono andato alla sua tomba, ho sballato e ho cagato sopra! Perché l’avevamo detto che chi dei due uscirà vivo andrà a cagare sulla tomba del altro. E così ho fatto.
Lentamente il Pireo è cambiato. E’ arrivato il progresso. Si è organizzato il porto. Aboliti i barcaioli, andati i vetturini. Sono sparite le chiatte che erano un asilo per i ladri. I bordelli sono stati chiusi. I tekèdes sono stati spenti. Gli amanèdes non si sentono più nelle strade illuminate e gli ubriachi non esistono. Le baracche nei sinecismi sono sparite e al loro posto sono stati costruiti palazzi di due e tre piani. I pollai e le bettole di Drapetsona sono stati demolite e sono spuntati palazzi di otto piani. La Drapetsona è diventata il Kolonaki di Pireo. Ognuno ora ha l’auto e invece di ouzo o vino beve coca - cola... Ma i màghes e i rebètes non spariranno finchè il Pireo rimarrà un porto. Ci sono, si mescolano insieme a noi, si siedono accanto a noi, ma in un'altra forma. Non aspettate di vederli con la coppola e la cintura, a parlare màghika e kutsavàkika. Vive quindi il rebetis, non muore mai, perché ha sette vite. Perché non c’è giardino senza spine, non c’è campo senza erbaccia . Manca il Marzo dalla quaresima? Così non mancherà  il rebet-asker.
Qualche giorno fa è morta mia moglie. Le ho scritto una canzone un paio di giorni prima di morire:

Me dìchos màtia ke milià/ to Golgothà anevènis
Ghiatì kyrà mu viàzesse/ke den me perimènis

Senza occhi e parola sali il tuo calvario
Perché hai fretta mia signora e non aspetti anche me?

Doveva aspettare, ma lei aveva fretta. Non so perché. Tanto tra un po’ ci andrò anch’io. E’il cancro. Da un anno si è insediato nella mia gola! Sua Maestà il cancro! Lo nutro con le sigarette e l’alcol, perché non voglio vivere. L’altro ieri che mi ha preso la prima crisi mi hanno portato in ospedale e mi volevano addormentare, per aprirmi la gola. Guarda cosa volevano fare! Volevano addormentarmi! Ho detto loro no, no cento volte! Voglio essere sveglio per godere le ultime pene della mia vita. E così è successo, le ho godute!

L’ho scappata fino adesso ma tra un po’ andrò correndo al Ade. L'altra notte ho sognato di nuovo mia moglie che mi diceva: "Vieni!". Sono pronto per andar di là. E li dove andrò ci sarà tutta la vecchia guardia: Tsitsànis, Papaioànnou, Stràtos, Bàtis, Anèstos, Markos, Hatzichrìstos, Keromytis, Rosa e  Bellou. La compagnia è pronta nel Ade e mi aspetta.


martedì 4 marzo 2014

Petropoulos e Sex drugs & rebetiko a El Paso





Venerdì 7 Marzo / SEX DRUGS + REBETICO
al Condorito, Via stazione 64 – Margarita (Cuneo)
  Elias Petropulos “Rebetiko”: “Vita, musica, danza tra carcere e fumi dell’hashish”
 insieme alla compagnia 
 Sex drugs & Rebetico direttamente da Toulouse
www.condorito.it


Sabato 8 marzo, tappa della combinazione sexdrugsrebetiko/Petropoulos 
al  Circolo Culturale Barbarià., alla località Mentoulles (Fenestrelle) in Val Chisone e

Domenica 9 marzo, alla libreria Calusca-kox18,
 a Milano in via Conchetta 18

martedì 21 gennaio 2014

Rebetiko di Petropoulos, con gli Evievan al Kirkuk kaffè


A Torino, domenica 9febbraio2014
con la straordinaria partecipazione degli EVIEVAN
compagnia musicale che traccia le strade del rebetiko in italia
parleremo di rebetiko e di petropulos
sentiremo lo zeibekiko bevendo e mangiando
al kirkuk kaffè, incrociando strade levantinorientali
strade musicali ma sopratutto
strade dell'arte di vivere.



lunedì 16 dicembre 2013

Markos Vamvakaris, (1905-1972)





Markos Vamvakaris, (1905-1972)


Il rebetis più influente nel mondo del rebetiko. Nato nell’isola di Syros, nelle Cicladi, unica isola cattolica nella Grecia ortodossa, da famiglia povera. Aveva cinque fratelli. Nel 1912, l'arruolamento di suo padre per le guerre balcaniche, lo costringe a lasciare la scuola prima di terminare la quarta elementare e a lavorare in un filatoio insieme con la madre. Ha fatto molti lavori, il garzone in alimentari e in una macelleria, il lustrascarpe, lo strillone, fino a quando uno sfortunato incidente nel 1917 lo obbliga a entrare da clandestino su una nave a vapore, e di fuggire da Syros a Pireo. Lì iniziò a lavorare come operaio addetto al carbone e dopo nove mesi lo raggiunge il resto della famiglia. Fa il facchino e il macellaio-scuoitore nel macello di Pireo. Nel 1942 si sposa con rito ortodosso con Vagheliò, sua seconda moglie e per questo è stato scomunicato dalla Chiesa cattolica, dopo il rifiuto della diocesi cattolica di Syros di annullare le prime nozze con la famosa Zigkoala, la sua prima donna. La scomunica è stata annullata nel 1966 dopo che aveva iniziato la seconda fase della sua carriera.



Inizia la sua passione per la musica poco prima di andare soldato nel 1924-25, quando ha sentito per caso, un amico di suo padre, Nikos Aivaliotis a suonare il buzuki . Entro sei mesi ha imparato a suonare il buzuki da solo, ascoltando altri musicisti nei vari tekè di Pireo. Anche se suonava molto bene, non lo faceva mai a pagamento, ma suonava solo per gli amici nei tekè, fino al 1934, quando le esigenze economiche e l'incoraggiamento del violinista Vracham lo spinsero a partecipare ad un’orchestra dietro compenso.. Qualche tempo dopo, nell'estate del 1934 crea la sua prima orchestra, il famoso "Quartetto del Pireo" , composta da lui stesso e Giorgos Batis , Stratos Pagioumtzis e Anestis Deliàs . Il Vamvakaris aveva iniziato a scrivere sue canzoni dal 1928-29, ma la sua carriera discografica inizia la seconda metà del 1932 con l'allora nuova casa discografica Columbia dove ha registrato la sua prima canzone " Efoumaram'ena vradi" (“Abbiamo fumato una notte”)e la strumentale "Serf Taxim " sull’altro lato del disco. Seguì una carriera brillante e altamente produttiva, sia con le case discografiche, sia nei locali dal vivo, che non si è fermata neanche durante l'occupazione.. Nonostante questo, nel 1950 Vamvakaris è malato di artrite, e questo lo porta ad un completo isolamento artistico. Vive in condizioni di povertà, soprattutto suonando in provincia e nelle feste del paese fino al 1959 quando Tsitsanis, che è il nuovo direttore artistico della Columbia, lo invita a registrare vecchie e nuove canzoni con la voce di Grigoris Bithikotsis . Qui inizia la seconda carriera del maestro, che ha avuto la fortuna di vedere il suo lavoro riconosciuto. È morto nella sua casa, a Kokinià, roccaforte rossa di Pireo nel 8 febbraio 1972.Di solito nei suoi dischi, Vamvakaris suonava il buzuki e cantava lui stesso.Le canzoni registrate sono più di 200. La maggior parte sono registrate in dischi a 78 giri, tra il 1933 e il 1956. Dal 1932 al 1960 ha registrato 149 brani di propria composizione e 220 come interprete (131 propri e 89 di altri autori), di autori come Spiros Peristeris (30 canzoni), il Tsitsanis (24 canzoni), Apostolos Hatzihristos (7 brani) e altri.



M. Vamvakaris
1. Rimbombano le prigioni  - Αντιλαλούν οι φυλακές, 1935      


Αντιλαλούνε οι φυλακές
τ' Ανάπλι και Γεντί Κουλές


Αντιλαλούνε τα σήμαντρα
Συγγρού και παραπήγματα


Αν είσαι μάνα και πονείς
έλα μια μέρα να με δεις


Έλα πριν με δικάσουνε
κλάψε να μ' απαλλάξουνε


Rimbombano le carceri
di Nafplion e  Ghedì-Koulès


Risuonano le sirene
di Sigroù e Parapigmata


Se sei madre e provi dolore
vieni un giorno a trovarmi


Vieni prima che mi giudicano
e piangi cosi mi scagionano.



2. Θέλω μαστούρης να γινώ, Voglio sballare, (M. Vamvakaris)


Θέλω μαστούρης να γινώ
να 'ρθω να 'μαι μαζί σου,
γιατι εσένα αγαπώ αμάν, αμάν
κι όχι την αδερφή σου.


Μπαγάσηδες τα αδέρφια σου,
για μένα δεν τους νοιάζει,
με κλείσανε στη φυλακή αμάν, αμάν
κι έχω γι' αυτούς μαράζι.


Τη στρίγκλα τη μανούλα σου
που όταν με δει με βρίζει,
της εύχομαι στα γηρατειά αμάν, αμάν,
σαν σκύλα να γαβγίζει.


Voglio farmi e sballare
venir per star con te
perché è te che amo, aman, aman
e non tua sorella.


Falsi, disonesti i tuoi fratelli
di me nulla gli importa
in carcere mi chiudono, aman, aman
di loro mi lamento.


Alla strega di madre tua
che mi vede e mi insulta
le auguro in vecchiaia, aman, aman
di abbaiare come cagna.


3. Καραντουζένι, Karadouzeni (M. Vamvakaris)      


Έπρεπε να 'ρχόσουνα μάγκα
μες τον τεκέ μας
και ν'άκουγες το μπαγλαμά
και τις διπλοπενιές μας.


Να κάτσεις να 'φχαριστηθείς
ν' ακούσεις και λιγάκι
θέλεις δε θες να σηκωθείς
βόλτα για ζεϊπεκάκι.


Νά 'κουγες το αραμπιέν
και το καραντουζένι
και σε λιγάκι θά 'λεγες
ο αργιλές θα γένει.


Να σου φύγουν οι καημοί
να σπάσεις νταλγκαδάκι
απ' τις πενιές που θά 'κουγες
από το μπουζουκάκι.


Dovevi venire magha
nel nostro di tekè
per sentire il baglamà
i nostri doppi assoli


Seduto e piacevole   
ascolterai un po’
vuoi e non vuoi ti alzerai 
per un giro di zeibekiko


Ascoltando l’arabièn
e il karaduzeni   
dopo un pò dirai
di preparare il narghilè


Volerano i problemi
si scioglieran le pene
ascoltando melodie
dal piccolo buzuki


4. Ο ισοβίτης, L’ergastolano (M. Vamvakaris)


Στη φυλακή με κλείσανε ισόβια για σένα
τέτοιο μεγάλονε καημό επότισες εμένα
εσύ 'σαι η αιτία του κακού για να με τυραννούνε
οι πίκρες και τα βάσανα να με στριφογυρνούνε


Τώρα θα κάνω έφεση μήπως με βγάλουν όξω
κακούργα δολοφόνισσα για να σε πετσοκόψω
να σου 'χυνα πετρέλαιο κι ύστερα να σε κάψω
και μέσ' στο ξεροπήγαδο να πάω να σε πετάξω


Εφτά φορές ισόβια τότε να με δικάσουν
και στη κρεμάλα τ' Αναπλιού εκεί να με κρεμάσουν
όλους συνόρκους δικαστές πλάνεψε η ομορφιά σου
με δίκασαν ισόβια για να γενεί η καρδιά σου


Με τη ραδιουργία σου μπουζούριασα το Χίτη
χωρίς να θέλω μ' έκανες να γίνω ισοβίτης
τέτοια μεγάλη εκδίκηση να την εξεμπουκάρω
όπως τον Έκτορα ο Αχιλλεύς τον έσερνε στο κάρο



Per te, in carcere mi chiudono, ergastolo mi danno
quanta pena e delusione  mi hai instillato
tu sei la causa del male che mi affligge
un vortice stretto di tormenti e amarezze


Adesso farò appello forse mi faran uscire
per farti a pezzi crudele assassina
ti cospargo di benzina e  poi ti darò fuoco
e i resti dopo  butterò dentro il pozzo secco


E allora sette ergastoli sicuro mi daranno
nel carcere di Nafplio li mi impiccheranno
tutti, giurati e giudici sedotti dalla tua bellezza
sentenziano l’ergastolo per fare te contenta.


Per i tuoi intrighi ho accoppato il fascista
senza volerlo, a causa tua sono ergastolano
una tale gran vendetta appena esco fuori
come Achille che Ettore cadavere tira dietro al carro.
       

5. Markos Primo Ministro (M.Vamvakaris)
Ο Μάρκος υπουργός
   
Όσοι γινούν πρωθυπουργοί
όλοι τους θα πεθάνουν
τους κυνηγάει ο λαός
απ' τα καλά που κάνουν


Βάζω υποψηφιότητα
πρωθυπουργός να γίνω
να κάθομαι τεμπέλικα
να τρώω και να πίνω


Και ν' ανεβαίνω στη Βουλή
εγώ να τους διατάζω
να τους πατώ τον αργιλέ
και να τους μαστουριάζω


Tutti i primi ministri
tutti moriranno
gli dà la caccia il popolo
per il bene che fanno


Mi  candido, mi candido
divento primo ministro
nel ozio mi crogiolo
mangiando e bevendo


E salendo in Parlamento
son io che li comando
schiaccio a tutti il narghilè
e sballano fumando


    Parole, musica e prima esecuzione, 1936, di Markos Vamvakaris . Nei primi mesi del 1936 morirono ben tre ex primi ministri, Kondilis, Venizelos e Demergìs: bell'occasione di sarcasmo per un "maghas" verace come Markos. Inserisco tradotta anche la prima strofa, che il testo a fronte non riporta.



6. Όσοι έχουνε πολλά λεφτά, Quelli che hanno un sacco di soldi (M.Vamvakaris)
   
Όσοι έχουνε πολλά λεφτά
να 'ξερα τι τακάρουν
άραγε σαν πεθάνουνε, βρ' αμάν-αμάν,
μαζί τους θα τα πάρουν


Εγώ ψιλή στην τσέπη μου
ποτές δεν αποτάζω
κι όλα τα ντέρτια μου περνούν, βρ' αμάν-αμάν,
μόνο σαν μαστουριάζω


Αφού στον άλλονε ντουνιά
λεφτά δε θα περνάνε
τα 'χουν και τα θυμιάζουνε, βρ' αμάν-αμάν,
δεν ξέρουν να τα φάνε


       
Quelli che hanno tanti soldi
voglio sapere cosa li fanno
sarà che quando muoiono, eh, amàn - amàn,
con sè  li porteranno


Denaro in tasca 
è raro che si fermi
e tutte le  rogne passano, eh, amàn - amàn,
solo se sballo forte.


Siccome all'altro mondo
i soldi non gireranno,
li tengono e li incensano, eh, amàn - amàn,
non sanno divertirsi.



7. Ψεύτικος ντουνιάς, Falso mondo (M.Vamvakaris)


Ψεύτικος είναι ο ντουνιάς
και ψεύτικη η ζωή μας
αφού στη μαύρη γη θα μπει
μια μέρα το κορμί μας


Όσοι και αν έχουνε λεφτά
τίποτα δεν αξίζουν
θα 'ρθει μια ξαφνική στιγμή
σαν το κερί να σβήσουν


Αυτή την ψεύτικη ζωή
πρέπει να την χαρούμε
πρέπει να την γλεντήσουμε
όπως και να την βρούμε


Το χρήμα και την εμορφιά
ο Χάρος τα μαραίνει
σ' αυτό τον ψεύτικο ντουνιά
μόνο η κακία μένει
       
Falso è il mondo,
e falsa la nostra vita
tanto in terra nera entrerà
un giorno il nostro corpo


Quelli che i soldi tengono
non valgono a niente
un attimo e improvisamente
saranno come candele spente


In questa vita falsa
bisogna divertirsi
in festa dobbiamo essere
comunque la troviamo


Denaro bellezza,
la morte li apassisce.
in questo falso mondo
solo la cattiveria resta.


8.Πειραιώτικος μανές, Amanes Pireotiko (M.Vamvakaris)       


Είναι πικρός ό θάνατος
μά είναι κι ησυχία x2
γιατί γλυτώνει τό κορμί x2
από τήν τυρανία


E’ amara la morte
ma porta la pace
perché salva il corpo
dalla tirannia.



9. Ο μαστούρας Lo sballato (M.Vamvakaris)    


Σαν μαστουριάσω και γίνω
λειώμ' από τη μαστούρα,
ξεχν' όλα μου τα βάσανα
κι όλη μου τη σκοτούρα.


Με πίκρες και με βάσανα
με προίκισεν η φύση,
κι όλα περνούν και χάνονται
μόνο με το χασίσι.


Κι έτσι ησυχάζω και περνώ (δις)
κι ευφραίνω το κορμί μου
απ' τη μαστούρα την πολλή
που 'χω στη κεφαλή μου.


Εγώ μάγκας γεννήθηκα
και μάγκας θα πεθάνω,
και ας φυτρώσουν χασισιές
στον τάφο μ' από πάνω.


Quando sballo
e sono pieno
scordo le pene
e tutti i tormenti


Pene e amarezze
una dote di natura
tutto passa e si perde
solo con il hashish


Cosi mi rilasso vado avanti
gioia per il mio corpo
il molto stupore
che ho nella mente


Io sono nato maghas
e maghas morirò
e crescerà l’hascish
sulla mia tomba.



9. Accendilo Stavro, accendilo, Κάν' τονε Σταύρο, κάν' τονε (M.Vamvakaris)         


Κάν' τονε Σταύρο κάν' τονε
βάλ' του φωτιά και κάφ' τονε (2)
Κάν' τονε Σταύρο κάν' τονε


- Αλά...τουρούχου ντάχου ντάχου ντα τουρούχου (φωνή Στράτου Παγιουμτζή)


Δώσε του Γιώργου του τρελού
του μάστορα του ξυλουργού (2)
Δώσε του Γιώργου του τρελού


Τράβα βρε Γιάννη αραμπατζή
που' σαι μαγκιόρος τεκετζής (2)
Τράβα βρε Γιάννη αραμπατζή


- Με λίγωσες αδερφάκι (φωνή Στράτου Παγιουμτζή)


Δώσε του Νικολάκη μας
να βγάλει το μεράκι μας (2)
Δώσε του Νικολάκη μας


- Γεια σου Μάρκο μερακλή. Γεια σου κι εσύ τεμπέλη μου με το μπαγλαμά σου (φωνή Γιώργου Μπάτη)


Τζούρα δώσε του Μπάτη μας
του μόρτη του μπερμπάντη μας (2)
Τζούρα δώσε του Μπάτη μας


- Φτάνει πια, τον έφαγες (φωνή Στράτου Παγιουμτζή)


Accendilo Stavro, accendilo
metti fuoco e brucialo


Passalo a Giorgos, il matto
maestro falegname


Tira Gianni il cocchiere
che è un fine teketzìs


Dallo al nostro Nikolaki
che tira fuori la nostra passione


Passa un tiro al nostro Batis
chè è un furbo e un donnaiolo